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Diario


26 dicembre 2005

RAMMSTEIN: ROSENROT (2005)

Gli Oscuri Reami chiudevano qui. Non definitivamente, la sede principale restava http://blog.libero.it/darkrealmsII. Come tributo alla inossidabile Lega Metallica, che continua ad onorarmi con presenze in crescendo, ho deciso di inserire una nuova recensione, riguardo il disco più ascoltato dal sottoscritto negli ultimi due mesi. Buona lettura!

A distanza di soli tredici mesi ritornano i teutonici angeli industriali: i Rammstein. L’attesa è stata snervante, un nuovo loro (capo)lavoro è sempre un evento. Il motivo di un così affrettato ritorno è da ricercarsi nel fatto che gran parte dei brani, precisamente sei su un totale di un undici, risalivano alle sessioni di registrazione del lavoro precedente, Reise Reise (2004), dove non avevano (purtroppo) trovato luogo nella sua scaletta definitiva. È quanto mai opportuno fare alcune premesse. In primo luogo, i Rammstein, senza ombra di dubbio, sono uno dei pochissimi gruppi che nell’ultimo decennio possano essere definiti, in maniera compiuta ed esatta, come “originali”, ed ancora una volta confermano il loro trademark compositivo con canzoni di indubbio valore. In secondo luogo, il gruppo si è imposto senza concedersi minimamente alle tentazioni e senza stravolgere il proprio sound, evolvendolo passo per passo, mantenendo la propria proverbiale durezza, il suono marziale, l'innata propensione per enfasi, teatralità e drammaticità, la forte identità germanica e l'eccezionale “sense of humor” che più nero non si può. In terzo luogo, l'enorme senso estetico del gruppo è riconfermato, con un’inquietante cover azzurra e bianca, raffigurante una gelida landa innevata con una nave (la rompighiaccio USS Atka, ritratta quando si trovava alla McMurdo Station in Antartide il 13 marzo 1960) frenata dall’immanente ghiaccio, e un booklet superiori alla media, oltre alle varie photo-session pubblicitarie e agli inarrivabili effetti scenici. Tirando le somme, non si può andare al di sotto di un certo punteggio. In un'epoca in cui è di moda cantare in falsetto o spingere la voce a livelli estremi, i Rammstein sembrano emergere localmente dall’abisso dell’oltretomba; mentre gli attuali dischi sembrano costituire una mera fonte di incasso e popolarità, i Rammstein rilasciano brani inediti esclusivamente dal vivo; quando è stato chiesto loro di avvicinarsi, attraverso un comodo testo in formale inglese, alla massa, i Rammstein hanno rincasato le dosi, aggirandosi sempre più nei meandri della criptica costruzione linguistica tedesca; con un intero mondo che si occupa di quisquiglie e pinzillacchere, i Rammstein disquisiscono di questioni realmente concernenti la complessa natura umana. La loro condotta “morale” è immutata; la novità, invece, è nello stile, dotato, comunque, di quelle graffianti distorsioni e martellanti ritmiche, ma rivolto ad un’equità prossima alle sonorità elettroniche ed ai risvolti melodici, notevoli in questo “seminuovo” lavoro. L’ossimoro più evidente sta proprio nella resa sonora di Rosenrot, dove alle sonorità piene e corpose degli strumenti si contrappone la rigidità del tedesco, consueto idioma di base dei testi, qui abbandonato in un paio di occasioni. La vincente formula è riproposta con successo e si presta a poche eclatanti modifiche (leggi, novità), che tratteggiano Rosenrot come un geniale capitolo a sé stante nella storia dei Rammstein e che ne esaltano la proposta musicale primordiale. Non si presta a confronti, è un “crescendo” continuo (come la maggior parte dei lavori della formazione), che è dotato di vita propria e rappresenta un nuovo momento di pienezza per la band, che ha definitivamente abbandonato parte della sua ineguagliabile potenza per affidarsi ad un songwriting epico e orchestrale, pur contenendo accelerazioni degne di passare ai posteri.

I Rammstein sunteggiano qui una personale visione del mondo: esiguamente orientati verso un candido e ben delineato futuro, assolutamente privato di continue sfide, lo vedono, piuttosto, come una catastrofe inevitabile. La vera difficoltà sta, dunque, nell'attribuire un preciso aggettivo (oscuro e/o melanconico?) ad un lavoro di tale potenza demagogica. È trascorso solo un anno e ciò che effettivamente resta altro non è che un album targato “Rammstein” tra le mani, avvenimento alquanto insolito per la band tedesca, abituata a lunghe pause – utili a fondere e forgiare le idee di sei musicisti diversi per estrazione, gusti musicali, idee e progetti – i tra un’uscita e la successiva, durante le quali la band girava in tour, con tutta la baracca, i burattini, i petardi e quant’altro. Sorpresa su sorpresa (e quando mai) il sestetto non intraprenderà alcun tour di supporto all’uscita del nuovo capitolo discografico. Troppo lungo ed estenuante il precedente, il progetto solista del chitarrista Richard Kruspe-Bernstein che bolle in pentola ed un naturale, fisiologico bisogno di non vedersi per un po’, come ogni coppia affiatata conosce a perfezione. Subito dopo la pubblicazione del mastodontico Mutter (2001), peraltro, si rischiò addirittura la rottura proprio per la forzata e oltremodo lunga convivenza a cui i membri della band furono sottoposti da un tour interminabile, e da forti contrasti a livello compositivo ed artistico. Tutto alle spalle ormai, o così sembra. A conti fatti, Rosenrot può sembrare un album semplice semplice, ma non bisogna lasciarsi ingannare. La (nuova?) marziale fatica dei Rammstein deve essere assimilata un po’ per volta, al fine di  essere apprezzata nella sua eccellente interezza, in poche parole, il solito grandioso album dei musicisti della Berlino Est. Achtung! Ora che Rosenrot è stato pubblicato, c’è da chiedersi che strada prenderanno in futuro; la più probabile è che inizieranno a sperimentare “divergenti” sonorità nuove in modo da realizzare album simili ma, concettualmente, sempre diversi. Inarrivabili.

L’apertura è affidata alla molesta Benzin (Benzina), primo singolo sinora rilasciato, nonché diretta e ficcante Rammstein song al 100% dotata di un tiro e una potenza devastanti, altro non è che un’esaltazione del fuoco e della benzina, elementi da sempre centrali nelle funamboliche esibizioni live. Infatti, nel break centrale, << Willst du dich von etwas trennen, dann mußt du es verbrennen(Vuoi separarti da un qualcosa, allora devi bruciarla). Willst du es nie wieder sehen, lass es schwimmen in Benzin (Vuoi non vederla mai più, lasciala nuotare nella benzina) >>. D’impatto anche il restante memorabile testo che focalizza, a rovescio, l’eccesso stereotipato del mito della rock star (droga, alcol, donne), infatti, << Ich brauche Zeit (Ho bisogno di tempo), kein Heroin, kein Alkohol, kein Nikotin (Non eroina, né alcool, né nicotina). Brauch keine Hilfe (Non ho bisogno di nessun aiuto). Kein Koffein (Né caffeina). Doch Dynamit und Terpentin (Certamente dinamite e serpentina). Ich brauche Öl für Gasolin (Ho bisogno di olio per gasolina). Explosiv wie Kerosin (Esplosiva come il kerosene). Mit viel Oktan und frei von Blei (Con molti ottani e senza piombo). Einen Kraftstoff wie Benzin! (Un carburante come benzina!) Brauch keinen Freund (Non ho bisogno di nessun amico), Kein Kokain (Nè cocaina). Brauch weder Arzt noch Medizin (Non ho bisogno di medico né medicina). Brauch keine Frau nur Vaseline (Non ho bisogno di nessuna donna solo vaselina). Etwas Nitroglyzerin (Un po' di nitroglicerina)… >>.

Spazio poi alla maligna Mann gegen Mann (Uomo contro uomo), che inizia con un bel giro di basso di Oliver Riedel, e dopo pochi secondi la miccia innesca la seconda bomba del disco. La prova che i Rammstein non hanno perso la voglia di provocare. Prosegue con un ritmo un po' inusuale, anche se, decisamente, orecchiabile. Arrangiamenti più ricercati, pur non perdendo nulla della carica debordante della band con distorsioni semplicemente granitiche, e copiosi inserti elettronici supportano un cavernoso e possente ritornello a più voci, residuo di Sehnsucht (1997), ove si denuncia l’amore omosessuale: << Mann gegen Mann (Uomo contro uomo) . Meine Haut gehört den Herren (La mia pelle appartiene ai maschi). (Uomo contro uomo). Gleich und gleich gesellt sich gern (Gli uguali si uniscono volentieri). Mann gegen Mann (Uomo contro uomo). Ich bin der Diener zweier Herren (Sono servo di due padroni). Mann gegen Mann (Uomo contro uomo). Mann gegen Mann (Gli uguali si uniscono volentieri) >>. Uomo contro uomo, un non-inno alla stupidità e alla follia dell’essere umano, che non accetta il diverso, l’omosessuale in questo caso. Fortunatamente non manca all'appello la perla assoluta, quando uno spiritato Till Lindemann, sempre sopra le righe, perde la ragione nelle urla dissennate della feroce variazione: << Schwulah! (Gay)>>. Ambiguità e brividi di Mann gegen Mann, futuro singolo primaverile. E, finalmente

Rosenrot (Rosa rossa, Rosella), la title-track che era nell’aria già da tantissimo, essendo stata addirittura preannunciata come primo singolo di Reise, Reise (2004), ed essendo poi stata sorprendetemente accantonata dalle undici passate tracce. Ennesimo pezzo industrial, ma più cadenzato, roboante. Il camaleontico tastierista Flake Lorenz conferma di essere un piccolo genio, con suoni, campionature e loop che rendono i pezzi dei Rammstein quello che sono, veri scrigni d’arte. Rosenrot: una parola come una poesia, traboccante di significato e importanza. Una poesia che unisce il bello e il brutto, il gentile e il crudele, la vita e la morte. I Rammstein uniscono cose che non stanno insieme: i Fratelli Grimm e Johann Wolfgang von Goethe. Sì, sembra assurdo, ma è semplicemente un mezzo stilistico. I Rammstein hanno gettato l'ancora nelle acque profonde della letteratura tedesca. Il titolo del brano Rosenrot fonde la favola dei fratelli Grimmm "Schneeweisschen und Rosenrot" ("Biancarosa e Rosella") con l'opera "Heidenröslein" ("La rosellina della landa") di Goethe: << Sah ein Mädchen ein Röslein stehen (Una ragazza vide una rosellina). Blühte dort in lichten Höhen (Fioriva lì sulle chiare alture). So sprach sie ihren Liebsten an (Chiese al suo amato). Ob er es ihr steigen kann (Se la può cogliere per lei). Der Jüngling steigt den Berg mit Qual (Il ragazzo scala la montagna con sofferenza). Die Aussicht ist ihm sehr egal (La vista non gli interessa). Hat das Röslein nur im Sinn (Ha in mente solo la rosellina). Bringt es seiner Liebsten hin (La porta al suo amore). An seinen Stiefeln bricht ein Stein (Ai piedi dei suoi stivali si rompe una pietra). Will nicht mehr am Felsen sein (Non vuole più essere sulle rupi). Und ein Schrei tut jedem kund (Ed un urlo lo fa sapere a tutti). Beide fallen in den Grund (Entrambi cadono al suolo) >>. Till Lindemann cita così la famosa poesia di Goethe. Ma non solo, le dà un particolare tocco distintivo: la forma femminile. Il vocalist è rinomato per gli arrangiamenti ambigui, anche se preferisce nascondere il suo talento naturale per le rime strappalacrime, le metafore commoventi e le parabole emozionanti dietro un aspetto esteriore molto duro. La marea di immagini che fluisce da Rosenrot è quasi inesauribile. L'album brulica di storie scritte dalla gente per la gente e s'immerge con loro nelle profonde acque infide dell'abisso emotivo. In questa loro teatrale discesa i Rammstein salvano prima di tutto i problemi, le assurdità e le anomalie nascoste dietro la facciata della nostra cosiddetta normale vita quotidiana e convenzionale.

Spring (Salto) ne è la chiara e solenne dimostrazione. La storia più toccante di Rosenrot. << Auf einer Brücke ziemlich hoch hält ein Mann die Arme auf(Un uomo, su un ponte piuttosto alto, tiene le braccia aperte). Da steht er nun und zögert noch (Là lui sta in piedi ed ancora esita). La gente affluisce subito in massa (Die Menschen strömen gleich zuhauf)>>. Quando… Heimlich schiebt sich eine Wolke vor die Sonne es wird kalt (Una nube si muove in segreto di fronte al Sole e si fa freddo). Doch tausend Sonnen brennen nur für dich (Ma mille soli bruciano solo per Te). Ich schleich mich heimlich auf die Brücke (Mi arrampico sul ponte di nascosto). Trete ihm von hinten in den Rücken (Gli do un calcio da dietro nella schiena). Erlöse ihn von dieser Schmach (Lo libero da questa vergogna). Und schrei ihm nach: Spring (E gli grido: Salta). Erlöse dich, Spring (Salvati, salta). Enttäusch mich nicht, Spring für mich (Non mi deludere, salta per me). Spring. Enttäusch mich nicht (Salta, non mi deludere) >>. Delle chitarre minaccianti si innalzano, la canzone è molto ritmata, fino a quando un pianoforte arriva ad alleggerire l’atmosfera. Dopo ciò la canzone accelera un po', prima del grande salto: le chitarre intensamente urlano e soffiano pesantemente: allora i Rammstein riducono la velocità e gli strumenti muoiono come onde. Alla fine si può sentire una folla rumoreggiare. Toccante. In Spring Till Lindemann, invece, fa uso di linee vocali conosciute e collaudate, su di un impianto cupo e sentimentale in cui si erge la tastiera atmosferica che crea vari giri melodici molto riusciti, come anche il coro di voci.

Coro che in chiusura crea la giusta atmosfera preparatoria per il successivo dolce giro di flauto di Wo bist du? (Dove sei?), che viene presto interrotto, prima dai tamburi ben strutturati e delle tastiere che ricordano quelle dei Depeche Mode, che si insinuano nella canzone e dominano il tutto, e poi dagli assoli di chitarra in funzione di muro sonoro melodico. È un’industriale ballata, la probabile erede di Ohne dich (Senza te), di cui l’arrangiamento è però ben diverso). C’è una piccola citazione alla classica Du hast (Tu hai/odi), sotto forma di come è cantata la frase iniziale: << Ich liebe dich (Io ti amo) >>, ripetendo la frase iniziale più volte ogni volta aggiungendo nuove parole per formare una frase più lunga. << Ich liebe dich (Io ti amo). Ich liebe dich nicht (Io non ti amo). Ich liebe dich nicht mehr (Io non ti amo più). Ich liebe dich nicht mehr oder weniger als du (Io non ti amo più o meno di te). Als du mich geliebt hast (Meno di come mi hai amato). Als du mich noch geliebt hast (Meno di come mi hai ancora amato) >>. Wo bist du? è comunque uno dei maggiori picchi d’espressività del tonante sestetto.

A metà disco, succede ciò qualcosa difficilmente prevedibile, un pezzo decisamente fuori dagli schemi. Stirb nicht vor Mir – Don’t die before I do (Non morire prima di me) è, piuttosto, una canzone delicata, struggente, dove la migliore prestazione melodica di Till Lindemann si sposa con una special guest inaspettata alla voce: la soave Sharleen Spiteri, dei Texas. Le due voci si rincorrono, come i due amanti tristi narrati nel testo della stessa. Il risultato è assolutamente apprezzabile, soprattutto se contiamo l’estraneità al genere di un gruppo come i Rammstein, segnale, questo, di una grande versatilità. Quattro minuti per sognare. Nemmeno il tempo di rendersi conto di quanto appena ascoltato che i Rammstein ritornano quelli di sempre, un misto di elettronica e chitarroni pesanti.

Zerstören (Distruggere) è la classica traccia che sarà da apprezzare in sede live con chissà quali effetti speciali. Inizialmente un muezzin, la persona che dalla torre della moschea richiama i fedeli alla preghiera, immediatamente dopo, nulla rimane veramente intatto. Tutto è schiacciato, annichilito, invertito, distrutto. Una distruzione ai massimi termini. Sia a livello di testo che a livello musicale. Zerstören è rapida e radicale. Alla fine, nulla resta più: << Zerreißen zerschmeißen (Lacerare e fracassare). Zerdrücken zerpflücken (Schiacciare e sfogliare). Zerhauen und klauen (Tagliare e rubare). Nicht fragen, zerschlagen (Non domandare, rompere). Zerfetzen verletzen (Lacerare e ferire). Zerbrennen dann rennen (Bruciare e poi correre). Zersägen zerlegen (Segare scomporre). Zerbrechen sich rächen (Rompere e vendicarsi)>>. Che sia un grottesco affresco dei brutali tempi che corrono? Devastante scontro di civiltà o guerra al terrorismo? Tuttavia, dall’inconsueto silenzio finale, emerge la nostalgica musica di un solitario carillon. << Er traf ein Mädchen das war blind (Ha incontrato una ragazza che era cieca). Geteiltes Leid und gleichgesinnt (Stessa passione e stessi pensieri condivisi).Sah einen Stern vom Himmel gehen (Ha visto una stella cadere dal cielo). Und wünschte sich sie könnte sehen (E si é augurata di poterla vedere) Sie hat die Augen aufgemacht (Lei ha aperto gli occhi). Verließ ihn noch zur selben Nacht (Ancora abbandonati alla notte stessa) >>. Da brividi.

Hilf mir (Aiutami) è il brano più oscuro di tutti, grazie all’avvolgente riff – uno dei più duri di sempre per i Rammstein – rivolto verso un oscuro cielo tempestoso rappresentato da cupe partiture di macabre tastiere. Stoppate e ripartenze al cardiopalma rendono l’ottava traccia qualcosa di affannoso, proprio come il singolarissimo testo: stavolta si prende spunto dalla fiaba “Die gar trauriger Geschichte mit dem Feuerzeug” (“La tristissima storia degli zolfanelli”) contenuta nel libro “Der Struwwelpeter” (“Pierino Porcospino”) scritto da Heinrich Hoffmann. La protagonista della fiaba è una bambina rimasta sola a casa, mentre i genitori erano fuori, che vede una bella “scatolina” e accese un fiammifero, finendo per << Ich bin verbrannt mit Haut und Haar (Mi sono bruciata la pelle e i capelli). Verbrannt ist alles ganz und gar (Tutto é completamente bruciato). Aus der Asche ganz allein (Dalla cenere tutto sola). Steig ich auf zum Sonnenschein (Salgo verso la luce del Sole). Das Feuer liebt mich (Il fuoco mi ama). Das Feuer liebt mich nicht (Il fuoco non mi ama). Hilf mir (Aiutami) >>.

Poi con la “divertente” Te quieto, puta! (Ti amo, puttana!) sopraggiunge la follia: << Vamos vamos mi amor (Andiamo andiamo mio amore). Me gusta mucho tu sabor (Mi piace molto il tuo sapore). No no no no tu corazón (No no no non il tuo cuore). Mucho mucho tu limón (Molto molto il tuo limone). Dame de tu fruta (Dammi la tua frutta). Vamos mi amor… (Andiamo mio amore…) >>. Interamente cantata in spagnolo con trombe e quant’ altro è umano immaginare, la canzone resta in perfetto stile Rammstein con suoni soddisfacenti. Assurda.

Il suo esatto opposto, la cupa e dolente Feuer und Wasser (Fuoco e acqua), delinea per due minuti un insieme di arpeggi e atmosfere oscure apparentemente monotono nel suo divenire, ma non appena le intorpidite chitarre si risvegliano, irrompe subito il ritornello, con un’altra prestazione superlativa del gruppo. Nostalgia profonda di una donna e passione bruciante dominano la canzone. Fuoco e acqua, lui e lei si inseguono, si rincorrono, non potranno mai aversi completamente, l’uno uccide l’altra, come fuoco ed acqua: << In Funken versunken steh ich in Flammen (Immerso nelle scintille sono in fiamme). E sono bruciato nell'acqua (Und bin im Wasser verbrannt) >>.

Infine, come immancabile sigillo finale, la lenta e sognatrice Ein Lied (Una canzone), ennesima ballata, interamente dedicata ai fans. Sottovoce, l’atto d’amore verso il loro pubblico (me compreso) lascia ai posteri le seguenti parole: << Wir sind für die Musik geboren (Noi siamo nati per la musica). Wir sind die Diener eurer Ohren (Noi siamo i servitori delle vostre orecchie). Immer wenn ihr traurig seid (Noi suoniamo sempre). Spielen wir für euch (Quando voi siete tristi) >>.

Sotto zero… un viaggio senza fine. Raggelanti onde piangono sommessamente. Lì soltanto cresce una straordinaria Rosa Rossa, un fiore sì bello ma dal gambo irto di spine taglienti e affascinanti e culminante con un capo dai petali sensibili e vellutati, che necessita di cure, che attende il vano scioglimento dei ghiacci per ammaliare e, sul più bello, pungere…




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29 maggio 2005

BLIND GUARDIAN: NIGHTFALL IN MIDDLE-EARTH (1998)

Gli Oscuri Reami chiudono qui. Non definitivamente, la sede principale è sempre su http://blog.libero.it/darkrealmsII. Come tributo alla inossidabile Lega Metallica, lascio qui dimorare i Blind Guardian e Nightfall In Middle-Earth, forse la mia recensione migliore. Buona lettura!

<< ... Il cristallo era, per i Silmaril, null'altro che ciò che il corpo è per i Figli di Ilúvatar: la dimora del suo fuoco interiore, che è in esso e insieme in ogni parte di esso, e che costituisce la vita. >>

Cos'è un bel disco? O, meglio, qual è un bel disco? Un bel disco metal? Difficile a dirsi. Difficile sopratutto all'atto di dover recensire un disco difficile e controverso come Nightfall in Middle-Earth. Per alcuni è il più bel disco del Blind Guardian, per altri è il più brutto, in entrambi i casi suscita forti emozioni. La mia opinione: un'opera immortale, un gioiello risplendente di ancestrali riflessi e visioni. La crepuscolare poesia della parte più decadente del Silmarillion, una delle opere più complesse e, forse, sottovalutate di sempre, incontra le melodie arcane e maestose dei Blind Guardian in questo impareggiabile tributo al grande autore inglese J.R.R. Tolkien. Un crescente clamore di battaglia oscurerà le percezioni uditive e lascerà l’ascoltatore nuovamente invischiato in sognanti atmosfere. La band aveva già mostrato in passato l'amore viscerale per i racconti dello scrittore fantasy, in particolar modo grazie a canzoni dedicate al Signore degli Anelli e allo Hobbit, ma il tributo completo avvenne solo qui, un intero concept album di eccezionale intensità che qualsiasi essere umano non può che rimanerne affascinato. Questo album sembrava perciò la sfida ideale per un gruppo come i Blind Guardian. È difficile trovare delle parole con le quali descriverlo: Nightfall in Middle-Earth, assieme a Visions degli Stratovarius e Better than raw dei cugini Helloween, ha decretato la definitiva esplosione del power metal, dopo un anno, il 1997, nel quale i primi segnali erano giunti da lavori come Somewhere out in space dei Gamma Ray o Episode dei succitati Stratovarius. Correva, dunque, l’anno di grazia 1998 e la scena del metal melodico non era ancora completamente inflazionata, anche se cominciava a dare i primi segni di cedimento; ed erano passati tre lunghi anni per i Blind Guardian dal loro ultimo lavoro in studio - se non si tiene conto del particolare e splendido The forgotten tales (1996), un disco di cover e versioni acustiche di loro precedenti successi che aveva già fatto vociferare i maligni su una presunta crisi di idee del gruppo, voci amplificate ulteriormente dal fatto che a quell'uscita seguirono due anni di silenzio - quando uscì Nightfall in Middle-Earth, un'uscita che segnò pesantemente la scena e anche la carriera dei quattro tedeschi. Con questo album, infatti, i Blind Guardian furono consacrati definitivamente nell'Olimpo dell'heavy metal, perché “piazzare” tre dischi uno dietro l'altro come Somewhere far beyond (1992), Imaginations from the other side (1995) e, proprio, Nightfall in Middle-Earth non era certo impresa facile. Il disco segnava altresì la completa evoluzione del loro sound, dall'iniziale e grezzo speed degli esordi a un power che riesce ad essere diretto e aggressivo, ma anche maestoso e soprattutto melodico. Il successo è alle stelle. Complessivamente contenente ventidue tracce, ottimo bilanciamento fra i brani veri e propri ed i momenti di intermezzo o recitati, il disco risulta perfetto in tutte le sue forme, le canzoni sono una giusta via di mezzo tra l'epicità dei primi lavori e la pesantezza del precedente full lenght, le lyrics ricalcano perfettamente le vicende del libro e la produzione rende il tutto piacevole e intrigante per l'ascoltatore. Sicuramente il disco in esame è uno dei metal-concept più riusciti di sempre. La storia scorre senza intoppi, l'opera si presenta maestosa e brillante, grazie all'appoggio di elementi sinfonici e dell'alto numero di guest musicians impiegati. Senza ombra di dubbio, più lento di tutti gli altri, infatti, le canzoni davvero “veloci” si contano sul palmo di una mano, vede, tuttavia, una maggiore attenzione nelle composizione. Le canzoni sono arrangiante in modo a dir poco spettacolare, poiché occorre destreggiarsi tra le orchestrazioni, i cori, le melodie i riffs di chitarra e tutte quelle particolari sfumature che fanno di questo un grande album. Ci sono canzoni lunghe più di sei minuti e canzoni che non raggiungono i trenta secondi di lunghezza, ma non una sola di queste e' sacrificabile, pena il minare irreparabilmente l'interezza e la compattezza di questo album. Proprio questa particolarità ha fatto storcere il naso a molti, unita  a un certo cambio di stile per alcune canzoni da parte del gruppo e che l'obiettivo che il gruppo si era posto non era certo di facile realizzazione. Musicare il Silmarillion, opera di Tolkien a sua volta molto problematica, non è stata cosa da poco. Perché? Tanto per cominciare, il monumentale Silmarillion non fu pubblicato da Tolkien ma postumo (1975) da figlio Christopher, dato che è più una raccolta, per quanto organica, degli scritti che tratteggiano la mitologia del mondo di cui la mitica Terra di Mezzo non è altro che una regione. Inoltre è un libro molto difficile, la sua lettura non è facile come quella dello Hobbit e del Signore degli Anelli, che sono considerate, erroneamente, le opere maggiori di Tolkien, non solo per lo stile in cui è scritto, sicuramente non molto accessibile, ma anche per le storie narrate e la complessa cosmogonia e simbologia che gli sta alle spalle. Una decisione del genere non influenza però soltanto il suono, i testi del disco, e l'artwork ovviamente, opera di Andreas Marschall, uno dei più famosi disegnatori del metal (In Flames, Dimmu Borgir, gli stessi Blind Guardian nei dischi passati), ma anche la struttura stessa: il disco viene frantumato in ben ventidue tracce. Seguendo le indicazioni del retro del cd stesso è possibile individuare undici canzoni ed undici originali intermezzi, per sessantacinque minuti di musica. Detto questo, quello che salta all'occhio è la cura riposta nell'arrangiamento del concept, dal punto di grafico, così come lirico e musicale. Malgrado ciò, il disco dei Blind Guardian non è certo di facile assimilazione, né tanto meno immediato come gli altri, occorre qualche ascolto in più per digerirlo e per entrare appieno nella sua mentalità onde apprezzarne tutte le sfumature, ma, tutto sommato, non è possibile non inchinarsi alla bravura di una band che ha saputo migliorarsi album dopo album arrivando a produrre un lavoro che rivela una capacità davvero unica nel comporre ottima musica. La storia, qui tratteggiata, a mo’ di sontuoso affresco, va dalla distruzione dei due alberi che davano luce al mondo, operata da Ungoliant per ordine dell’oscuro signore del male, fino alla fine della quinta guerra quando Morgoth era divenuto padrone del mondo. Insomma, questo non è un album, è un trionfo dell’epica e dell’immaginazione! L’era sinfonica abbia inizio.

Nightfall in Middle-Earth sia apre con War of Wrath e i rumori di una guerra di tanto tempo fa: incrociarsi di lame, cocciare di scudi e urla. Il risultato è tanto efficace che sembra reale. Quando i  suoni del campo di battaglia si allontanano e possibile udire il losco dialogo tra un re e il suo servitore.

[Sauron]
The field is lost
Everything is lost
The black one has fallen from the sky and the towers in ruins lie
The enemy is within, everywhere
And with him the light, soon they will be here
Go now, my lord, while there is time
There are places below
[Morgoth]
And you know them too
I release thee, go
My servant you'll be for all time
[Sauron]
As you command
My king
[Morgoth]
I had a part in everything
Twice I destroyed the light and twice I failed
I left ruin behind me when I returned
But I also carried ruin with me
She, the mistress of her lust.

Morgoth parla a Sauron durante la Guerra dell'Ira quando i Valar lo sconfissero una volta per tutte. "The Black One" è il grande drago Ancagalon, il più grande drago nero e la torre giace ancora in rovina perché Ancagalon cadde su di essa. Morgoth libera Sauron e gli permette di fuggire, in modo che prosegua la sua opera. Nota a margine: Morgoth distrusse la luce di Arda due volte. Prima le due Lampade, successivamente i due alberi. The "ruin" fu Ungoliant, la madre di tutti i ragni giganti. Ad aprire le danze con il primo pezzo musicale - di ciò che ritengo sia stato l’apice compositivo del combo tedesco - è Into the storm, fin qui non si nota nessun cambiamento, anche se con una struttura musicale più complessa del solito la canzone è un concentrato di potenza tutta in pieno stile Blind Guardian. Se siete velocità e adrenalina, quale miglior altra canzone potrebbe fare al caso vostro? L'incedere in levare della strofa, il mood vagamente oscuro che aleggia su tutto il disco e il possente chorus lo hanno fatto diventare uno dei classici e, per tal motivo, sarebbe impensabile un concerto senza. Into the storm irrompe con la sua strumentale potenza, narrando del litigio fra la famelica Ungoliant e Morgoth per i Silmaril: << give it to me.
I must have it. Precious treasure, I deserve it >>. Ungolianth li reclama come pegno per aver distrutto gli alberi. Morgoth, avidamente, non vuole cederle le preziose gemme. Lammoth, significa il grande eco. Un terra al nord della terra di mezzo che prese il nome degli echi nati dal grido di Morgoth quando si scontrò contro Ungoliant per il possesso dei Silmaril. La lenta ballata, Nightfall, mette i brividi addosso, tanto è forte il suo potere evocativo: è un nostalgico intrecciarsi di velati cori femminili e flauti, abilmente legate fra loro, senza dimenticare, le sovrapposizioni fra Hansi e un backing vocal morbido e leggero, melodie elfiche inframmezzate da un ritornello corale delicatamente cesellato da una splendida voce solista ne fanno una gemma. Probabilmente è la canzone con miglior arrangiamento corale nell’album, che ci presenta gli Elfi, una razza ben più antica dell'uomo, i veri protagonisti del libro di Tolkien. << No sign of life did flicker in floods of tears she cried. All hope's lost it can't be undone, they're wasted and gone >>. Gli alberi sono stati appena distrutti dal duo Morgoth e Ungoliant. Valinor è avvolta dall'oscurità. Yavanna piange così la morte degli alberi. << Save me your speeches, I know they blinded us all. What you want you will take it away from me, take it and I know for sure, the light she once brought in is gone forevermore >>. È Fëanor a parlare. Non vuole cedere i Silmaril per tentare di ricostruire la luce degli alberi. << Like sorrowful seaguls they sang. We're lost in the deep shades the misty cloud brought a wailing when beauty was gone. Come take a look at the sky monstrous it covered the shore fearful into the unknown. Quietly it crept in new horror insanity reigned and spilled the first blood when the old king was slain >>. Morgoth ruba i Silmaril e uccide Finwë Re dei Noldor. Per la prima volta del sangue sgorga nelle terre imperiture. << How long shall we mourn in the dark, the bliss and the beauty will not return. Say farewell to sadness and grief, though long and hard the road may be, but even in silence I heard the words an oath we shall swear by the name of the one until the world's end. It can't be broken the doom of the Noldor drew near >> Fëanor pronuncia la promessa e il patto coi suoi fogli di reimpadronirsi dei Silmaril rubati da Morgoth. << The words of a banished king I swear revenge, filled with anger aflamed our hearts, full of hate full of pride. We screamed for revenge >>. Fëanor maledice Melkor e giura vendetta. << Vala he is that's what you said then your oath's been sworn in vain, but freely you came and you freely shall depart, so never trust the northern winds, never turn your back on friends. Oh I'm heir of the high lord! You better don't trust him, the enemy of mine isn't he of your kind and finally you may follow me. Farewell he said >>. Fëanor rifugge i Valar perchè della stessa stirpe di Morgoth. Si rifiuta di obbedire al loro volere e di vivere nella loro terra. Il destino dei Noldor è segnato. Gli Elfi abbandonano le terre imperiture e fanno rotta verso la Terra di Mezzo. The minstrel, intermezzo, non è altro che un bardo di Valinor che canta una canzone sull'esodo dei Noldor, ormai prossimi a lasciare le loro terre. Con The curse of Fëanor si torna a colpire duro - l'attacco ha un impatto semplicemente devastante - con la doppia cassa di Thomen Stauch in primo piano a sorreggere ritmiche velocissime, spezzate improvvisamente dal graffiante refrain urlato da Hansi Kursch, ottimo sinonimo musicato di tutta la rabbia e l'odio del principe degli Eldar. Fëanor tradisce suo fratello Fingolfin e con i suoi figli massacra i Teleri rubando a Olwë di Alqualonde le navi-cigno. Questo avvenimento è conosciuto come l'assassinio dei parenti ed è la prima volta che degli elfi uccidono altri elfi. << Taken the long way dark realms I went through. I arrived. My vision's so clear in anger and pain, I left deep wounds behind but I arrived. Truth might be changed by victory >>. Fëanor arriva nella terra di mezzo con i suoi figli. << Beyond the void but deep within me a swamp of filth exists. A lake it was of crystal beauty, but Arda's spring went by. I've heard the warning, well curse my name, I'll keep on laughing. No regret >>. Fëanor sa di aver sbagliato e se ne dispiace, ma nulla è più importate per lui del vendicare la morte di suo padre Finwë. << Morgoth I cried >>. Fëanor battezza Melkor "Morgoth", che vuol dire Signore Oscuro. << I will always remember their cries like a shadow which covers the light. I will always remember the time, but it's past. I cannot turn back the time, don't look back there's still smoke near the shore, but I arrived. Revenge be mine >>. Fëanor parla dei Teleri e del suo rimorso per averli sterminati. << Suddenly I realized the prophecies I've never believed in. My deeds were wrong, I've stained the land and slain my kin. There's no release from my sins. It hurts the curse of fëanor runs long, time and only time will tell us, tell was I right or wrong? When anger breaks through I'll leave mercy behind >>. Fëanor si rende conto della maledizione che ha attratto su di se, manifestata dal massacro dei Teleri per mano sua. Captured, natural intermezzo, vede come protagonista sempre Morgoth che stavolta parla a Maedhros, uno dei figli di Fëanor, dopo averlo catturato. Maedhros è incatenato per una mano su uno strapiombo a Thangorodrim. Contraltare del capolavoro ormai alle porte, Blood tears è anch’essa lenta nel suo incedere, per poi accelerare un attimino, ma è solo un cambio di tempo improvviso, perché altrimenti non trasparirebbe tutta la sofferenza e la crepuscolarità di tale pezzo di rara bellezza. << Welcome to my realm, we are both condemned to live. It's a dark fate. I can hear your calls, I can hear your calls, the eternal life >> Morgoth continua a parlare con Maedhros. << And blood tears I cry. You've searched and you've found, cut off your old friends hand >>. Fingon, amico di vecchia data, di Meadhros, prima che Fëanor tradisse, decide di salvare Maedhros. L'unico modo è tagliargli la mano con l'aiuto del Signore delle Aquile che lo solleva fino in cima al dirupo. Un crescendo di combattimenti e lacrime, The curse of Fëanor e Blood tears, creano un percorso emotivo indimenticabile, fino alla magistrale Mirror mirror, furia e melodia. Ogni commento sarebbe superfluo per questa canzone, l'unica cosa da fare è ascoltarla e capire perché è da molti considerata la canzone più bella scritta dai Blind Guardian, una di quelle che hanno reso celebri i quattro bardi nel mondo. Sin dopo il primo impatto è impossibile non riascoltarla ancora ed ancora, sia singolarmente che in mezzo al concept. Deve essere ascoltata. Risulta essere una gemma, un Silmaril incastonato in una splendida corona. Un riff nordico e tagliente, accompagnato da argentini drumming di guerra, apre su una strofa veloce incisiva, strutturata su una metrica propria delle liriche, ma non per questo meno melodica. Il potente ritornello è impreziosito da uno scream appartenente alla strofa, che sconfina accostandosi al possente coro. Ennesima esaltante prestazione vocale, la migliore che Hansi Kursch abbia mai offerto. Stupendo il "dialogo" fra cantante solista e vocalizzi corali. L’epica canzone si chiude, alla fine, con un arpeggio vibrante e maestoso. << It lies unknown the land of mine, a hidden gate to save us from the shadow fall. The lord of water spoke in the silence words of wisdom. I've seen the end of all, be aware the storm gets closer >>. Si parla della città nascosta di Gondolin e il Signore delle Acque, Ulmo, che avvertì Turgon di costruire e gestire Gondolin. << Gone's the wisdom of a thousand years. A world in fire and chains and fear, leads me to a place so far, deep down it lies my secret vision. I better keep it safe >>. Sono i pensieri di Turgon, come lui vede il mondo quando Morgoth è prossimo a vincere la guerra. << Shall I leave my friends alone hidden in my twilight hall, know the world is lost in fire, sure there is no way to turn it back to the old days of bliss and cheerful laughter. We're lost in barren lands caught in the running flames alone >>. Turgon continua a riflettere sullo stare nascosti a Gondolin lontano dagli altri Elfi impegnati in battaglia. << Even though, the storm calmed down. The bitter end is just a matter of time. Shall we dare the dragon? Merciless he's poisoning our hearts, our hearts >>. Il drago è Glaurung Uruloki che terrorizzò la terra attorno a Gondolin. Tuttavia, si può anche dare un interpretazione più generica considerando il drago come l'armata di Morgoth in genere. Face the truth, intermezzo, che narra di quando Fingolfin attraversa il passo Helcaraxe per raggiungere Fëanor e riflette ammirando la Luna. << The moon the sign of hope. It appeared when we left the pain of the ice-desert behind. We faced up to the curse and endured misery, condemned we are. We brought hope but also lies and treachery >>. E se per caso le atmosfere nordiche e fiabesche non vi avessero ancora avvolto nella loro malinconica aura, ecco Noldor (dead winter reigns), decadente, gelida, nostalgica, quasi commovente nella sua dolorosa staticità. L'evoluzione del sound dei Blind Guardian raggiunge qui il suo punto di maggiore sviluppo: il gruppo opta in generale per arrangiamenti curati e partiture assai più varie rispetto a quanto fatto in passato, molteplici spunti, che alternano sfuriate violentissime a break più ragionati e parti in generale più tecniche. << We were lost on grinding ice in fear and hunger. Dead winter reigned in Araman >>. Altro riferimento all'attraversamento di passo Helcaraxe. << You can't escape from my damnation, nor run away from isolation. Guilty spoke the one, this deed can't be undone. Hear my words, fear my curse >>. Manwë accusa Fëanor e lo considera colpevole della dannazione dei Noldor. << I know where the stars glow and the sky's unclouded, sweet the water runs my friend, but Noldor blood is on your hands, tears unnumbered. You will shet and dwell in pain >>. Il rimpianto e il dispiacere per aver abbandonato Valinor e aver seguito un destino di sangue. << Your homeless souls, ahall come to me. There's no release. Slain you might be, slain you will be, slain you will be and the lost who will not reach the house of spirits will grow old and weary >>. La visione di Mandos sul destino infausto dei Noldor. << I've seen this bitter end as I've foreseen the storm and ice and I could see it how a million died and I? The blame's on me cause I was not there >>. Fëanor si rattrista per la morte dei fratelli traditi costretti a passare per l'Helcaraxe. Si sente in colpa per non esserci stato anche lui. << Dead winter reigns and tomorrow's still unknown. Lies condemned and betrayed, now everything is said. See my eyes are full of tears and a cruel price, we've paid but still I can't claim that i'm innocent. Lost >>. Fingolfin, dannato per essere un Noldor e tradito dal fratello Fëanor, riesce a portare il suo esercito di elfi fuori da passo Helcaraxe piangendo i caduti nell'impresa. Battle of Sudden Flame, intermezzo, nient’altro che la preghiera del Re Degli Elfi prima della Dagor Bragollach. << Oh Lord here i stand suddely everything's gone for all noldor. From now on my life is my gift to you, just lead my fate to the victory of elves >>. Epica nel suo furore, splendida nella sua complessità, Time stand still (at the Iron Hill), è l'unica altra traccia in grado di competere con Nightfall e Mirror mirror. La batteria e la chitarra duettano in un inizio magico, glaciale. La voce serpeggia prima in tonalità sottili e alte, per poi trasformarsi in un grido di disperazione. I cori, i magnifici arpeggi e la tecnica suprema, riportano con fedeltà la drammatica vicenda che l’incredibile testo tratta: il duello fra Morgoth e il re elfico Fingolfin, il più valoroso e coraggioso di tutti gli elfi, che osò sfidare solo il re del male perdendo la vita in battaglia. Ancora un finale eccellente per una traccia mozzafiato. << Finally I've found myself in these lands, horror and madness I've seen here. For what I became a king of the lost? Barren and lifeless the land lies >>. Fingolfin ritrova se stesso osservando la decadenza dei Noldor sull'orlo della sconfitta, decide così di intervenire in prima persona. << I stand alone, no one's by my side. I’ll dare you, come out, you coward. Now it's me or you >>. Fingolfin cavalca da solo verso Angband per combattere Morgoth e gli lancia il guanto di sfida. << The iron crowned is getting closer, swings his hammer down on him like a thunderstorm. He's crushing down the Noldor's proudest king >>. Con terrore Morgoth accetta la sfida ed esce in campo aperto. Sconfigge Fingolfin, ma a caro prezzo: perdita di un piede. << The elvenking's broken, he stumbles and falls the most proud and most valiant. His spirit survives. Praise our king >>. I Noldor assistono orgogliosi e ispirati dalla nobile caduta del loro Re e pregano in suo onore. The dark elf, intermezzo, narra la nascita di Maeglin figlio di Eol, che segnerà il destino di Gondolin: << A dark seed of evil is grown >>. Thorn è un'altra gemma della discografia del Guardiano Cieco, che rischia quasi di passare inosservata in mezzo a tanta magnificenza. << A black swan is born that night. The misty pond has got a new king >>. Rappresentazione poetica della nascita di Maeglin e del ruolo che avrà nel futuro di Gondolin. << I'm trapped in darkness, still I reach out for the stars. I'm moving in silence, I leave it all far behind >>. Maeglin si rattrista per il suo destino oscuro come quello di suo padre. << Let us march on to the fields of sacrifice, I'm wondering why. I’ll carry on will I betray myself to rise >>. Maeglin tradisce la sua stirpe e la città Gondolin per ottenere un posto d'onore nella gerarchia di Morgoth. << I'm lost in the depths of his eyes, I can't flee inner pain caused insanity. It's deep within the fear and the hunger. Enslaved and denied by my love and my enemies, I'm the illgotten son >>.  I suadenti e terrificanti metodi persuasivi di Morgoth fanno breccia in Maeglin che rivela la posizione di Gondolin. Delicata e malinconica, The Eldar, è costruita su struggenti partiture di piano, ove Hansi Kursch abbandona il suo classico timbro di cartavetro per accompagnare più dolcemente la melodia. << I've seen the moon and the first sunrise. I'll leave it to the memories and kiss the wind goodbye >>. Finrod Felagund detto Nom il Saggio dagli umani ai quali ha insegnato a cantare, riflette nelle prigioni di Sauron dopo essere stato catturato per aver liberato Beren. Nom the Wise, intermezzo, è il pianto di Beren che onora la morte del suo amico Finrod a cui deve la vita. << Thus he died nom the wise, lord of the caves and friend of man, fair and noble, most beloved of the noldor race. He paid the price, he redeemed the oath. Farewell my friend, farewell >>. Con When sorrow sang di nuovo tanta rabbia, velocità, tanto metal diretto e con pochi fronzoli. << So let me out of it, out of the cold, to bring back light and hope for all and so if I could get you in just for a little while into the songs of sorrow you might understand. Caught in the afterlife, I've gone too far when sorrow sang softly and sweet. The air was filled with tears full of sadness and grief, when sorrow sang softly and sweet >>. Beren, una volta caduto, rifiuta di entrare nelle aule di Mandos se non può ricongiungersi con Luthien, il suo amore. << I feel like screaming, but I can't breath in. Shall I wane right now, I will not leave this world of living 'til she has said goodbye >>. Beren non accetta la morte senza aver salutato un ultima volta Luthien. Out on the water, intermezzo, proprio come gli Eldar, Beren e Luthien si recano a Valinor. << Out on the water, the island of the dead that live. There they dwelt until they left the world and still their deeds live forth in songs >>. The Steadfast, appellativo di Húrin, eroe uomo preso prigioniero da Morgoth, è il penultimo intermezzo, con Morgoth che esulta trionfante per la vittoria sugli Elfi. << Now truly I am king of the world. Master of fate, damned shall thy house be thou shall not question my power, nor shall thou defy me further >>. La conclusiva, epica e cadenzata A dark passage suggella un disco perfetto dal primo all'ultimo secondo. << Sit down on your chair and look out for your kin, with my eyes you'll see and with my ears you'll hear you troubled my day and you've questioned my strength, but don't mess with the master of fate >>. Morgoth costringe Húrin su un sedia e gli fa assistere alla sconfitta del figlio e alla distruzione di Elfi e Umani. Final chapter, ultimo intermezzo. La quinta grande guerra viene persa dall'alleanza tra elfi e uomini perchè questi ultimi hanno tradito. << Thus ends the fifth battle by the treachery of men the field is lost. The night falls and great is the triumph of evil. The league is broken. The last vestige of hope lives in the hidden king, only he troubles the dark one's mind, only he could bring ruin to the black foe >>. L'alleanza è distrutta. Solo Eärendil può essere d'aiuto salpando per Aman per chiedere l'intervento e l'aiuto dei Valar.

... e grande fu lo sgomento delle genti quando appresero che le tenebre avevano trionfato su Arda, e i canti che si levarono in quel tempo furono carichi di pianto e furore, e i Bardi li raccolsero nelle dolorose odi di Nightfall in Middle-Earth...




permalink | inviato da il 29/5/2005 alle 16:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
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